Sentinella, quanto resta della notte?
Andrea Piccolo
/ Categories: Graffiti

Sentinella, quanto resta della notte?

Veglia delle sentinelle a Milano, 12 ottobre 2013

- Papà esce dopo mangiato, va a fare la sentinella. Vieni anche tu con papà?

- Si!

- Sai cosa andiamo a fare?

- ...no...

- Siamo come i soldati, sentinelle di guardia di fronte al pericolo, per avvisare quando sopraggiunge, per dire a tutti: "attenzione che sta arrivando!". Hai voglia?

- Si!!

- Stiamo tutti in piedi, pronti per dare l'allarme e pronti a reagire.

Il piccolo Gabriele ha 4 anni e si appoggia alla gamba del papà, mentre ascolta con l'attenzione che presterebbe a una favola che narra di avventure fantastiche e straordinarie.

- Le sentinelle sono armate, dobbiamo vigilare armati lo sai?

Un'occhiata incuriosita mentre una manina accenna l'imitazione di una pistola, ma forse non trova la giusta corrispondenza tra le mie parole sulle armi e il tono della voce di quando giochiamo, così non parte la sventagliata di colpi.

- Sai che arma usiamo? Portiamo un libro!

Qualche istante di silenzio e poi riprendo.

- Vuoi prendere anche tu un'arma? Prendiamo un libro di Winnie Pooh, ti va?

Il sorriso si spalanca improvviso e sincero.

Sul volto di un bambino di quattro anni il sorriso fa scomparire il resto dei tratti somatici: occhioni e bocca spalancata, non vedi altro. Winnie Pooh è un grande amico, e l'idea di portarselo dietro per questa cosa importante deve averlo riempito di allegria. Lo guardo e mi lascio carezzare da quegli occhi, ed effettivamente in questo momento assomiglia un po' a Winnie Pooh mentre marcia avanti e indietro, impettito a guardia del vaso di miele. Poco importa che l'orsetto crollerà addormentato di lì a poco, adesso è il suo momento di gloria.

- Lo sai perché ci armiamo di un libro? - riprendo - E' la cultura che ci fa forti e ci dà le parole per rendere ragione delle nostre convinzioni.

Gabriele ha soddisfatto tutte le curiosità che aveva e si dedica a giochi importantissimi, intanto io e Lidia terminiamo i preparativi.

 

I documenti pubblicati online dai Veilleurs debout, le Sentinelle in piedi francesi, spiegano questa forma di protesta, che non hanno inventato loro, ma che grazie a loro ha avuto una significativa diffusione, inizialmente soprattutto come reazione agli abusi di potere perpetrati dalla Gendarmerie francese (l'analogo della nostra Pubblica Sicurezza) nei confronti dei manifestanti contro il matrimonio omosessuale. Numerose anche le foto e i video reperibili online che mostrano le persone in file ordinate mentre manifestano silenziose e immobili; i più leggono un libro, ma non è obbligatorio per essere un Veilleur debout.

Però noi portiamo un libro. A Milano avevamo tutti un libro da leggere per la veglia in piazza Cordusio. Non so quali fossero i pensieri di ciascuno, ma era per tutti pacifico che avremmo dovuto portare un libro. Una sentinella ha portato due valige cariche di libri, novantatre libri che ha messo a disposizione perché chi l'avesse dimenticato avrebbe potuto trovarlo lì; durante la veglia sono stati anche distribuiti ai passanti che hanno voluto fermarsi con noi per manifestare vigilando.

Non so quali fossero i pensieri di ciascuno, ma io ho pensato che sarebbero state le nostre armi. La sentinella fa un turno di guardia armata e io avrei imbracciato il mio libro, attentamente selezionato.

Il libro è segno della parola che mi distingue dagli animali, è opera dell'ingegno umano, della sua arte e della sua tecnica. Tra le parole di un libro si può conservare e trasmettere la conoscenza. Leggendo si può diventare spettatore della creazione artistica, in cui lo spirito dell'uomo celebra l'assoluto o almeno si cimenta misurandosi col proprio limite.

Ogni volta che tengo un libro tra le mani ho accesso alle parole di altri uomini, che mi lasciano in dote la loro esperienza e le lezioni che hanno appreso, posso conoscere le idee di molti e imparare dal loro insegnamento. Un libro è un'arma temibile perché allena la mente in una palestra dove la verità può trovare un accesso. Non tutte le armi sono ugualmente letali, così scelgo con cura la mia e usciamo.

La piazza è affollata. Una fiumana di persone che attraversano il centro di Milano nel sabato pomeriggio; siamo arrivati presto e il gruppetto di sentinelle è davvero sparuto, forse una decina, ma altre ne arrivano continuamente, e arrivano altri bambini; anche qualcuno che Gabriele già conosce, così subito si alleano per imprese rocambolesche. Davanti alla statua di Giuseppe Parini v'è una bassa balaustra in ferro che delimita una piccola area di rispetto alla statua. Per forma evoca il cassero di un galeone, e il mio piccolo pirata è già andato all'arrembaggio della balaustra in compagnia dell'amico. Intanto siamo cresciuti di numero ed è il momento di prendere posizione, ci diranno alla fine della veglia di aver contato cinquecento sentinelle. Mentre vado al mio posto anche le piccole sentinelle vengono organizzate in manipolo coi loro libri per bambini, ma loro stanno seduti. Ancora uno sguardo alla piazza e alla distesa di veglianti e finalmente imbraccio la mia arma, si tratta di un Søren Kierkegaard modello "Timore e Tremore":

“Ognuno rimarrà nel ricordo, ma ognuno sarà grande secondo l’importanza di quel che combatté. Perché chi combatté contro il mondo fu grande trionfando sul mondo, e chi combatté contro se stesso fu più grande per la sua vittoria su se stesso; ma chi lottò contro Dio fu il più grande di tutti.

Così si è combattuto sulla terra: uomo contro uomo, uno contro mille; ma chi lottò contro Dio fu il più grande di tutti.

Così si è combattuto quaggiù: l’uno vinse tutto con la propria forza, l’altro disarmò Dio con la propria debolezza. Ce ne sono stati di quelli che si sono fondati su se stessi e hanno trionfato di tutto, e di quelli che, forti della propria forza, hanno tutto sacrificato; ma colui che credette in Dio fu il più grande di tutti.”

Guardo di nuovo la piazza alla fine della manifestazione, le sentinelle si stanno muovendo verso il centro, confondendosi nuovamente nella folla, e penso che la strategia in atto per sostenere una incredibile menzogna è astuta e perversa. Magari non violeranno i diritti civili e la dignità personale come capita ancora in questi giorni in Francia; può darsi che la rieducazione violenta sarà usata per casi emblematici e vistosi come quello di Guido Barilla, mentre cercheranno di sopire e confondere i più con questa strategia di sgretolamento progressivo della società, con l’erosione lenta e continua della tradizione, dei valori e dei nostri riferimenti. Per farci dimenticare la storia e il contatto con la realtà.

Che siamo cinquecento, cinque milioni o soltanto cinque, continueremo a vigilare con le nostre armi per difendere i nostri figli, per fare in modo che gli sconosciuti, che hanno cominciato a nascondersi anche nelle scuole, non li possano avvicinare e circuire offrendo caramelle colorate.

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